La Scuola di Umanizzazione della Medicina, nata all’interno dell’ASL CN2 Alba Bra ha istituito con la Fondazione Cassa di Risparmio di Bra, e con il consenso della famiglia, il terzo premio Tiziano Terzani per l’Umanizzazione della Medicina da attribuire biennalmente a figure o gruppi che hanno contribuito all’individualizzazione della cura e all’integrazione di pratiche efficaci da culture mediche diverse.
Il nostro è un tempo di alta medicina scientifica e tecnologica, eppure mai come oggi questa medicina ci appare incompleta, insoddisfacente, addirittura nemica.
Forse perché incapace di curare l’anima?
E se gli individui, cioè gli operatori sanitari ma anche i pazienti non posseggono già in sé questa capacità, come è possibile riumanizzare la cura in quanto tale, ed è davvero possibile?
La Scuola di Umanizzazione della Medicina, ente formativo promosso da alcune Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere, dalla Regione Piemonte, da Enti locali e Consorzi Socio-Assistenziali, nasce su queste riflessioni e interrogativi e spera, attraverso le sue iniziative, di stimolare la riflessione sui temi del dolore, della malattia e della morte, affiancando il pensiero della medicina a quello dei malati, le parole della filosofia a quelle della scienza, con l’intento di aiutare attraverso la sola riflessione, la crescita di una medicina più umana.
In questa prospettiva abbiamo colto nella figura di Tiziano Terzani un insperato aiuto che, nel crescente successo della sua opera “Un altro giro di giostra” si è rivelato straordinariamente e incredibilmente popolare, scoperchiando un’umanità che al di là delle mode new age, al di là dei dogmi religiosi, degli stati di diritto, riflette sull’essenza del vivere e morire.
La maggiore attenzione posta alla qualità delle cure, e di conseguenza alla qualità della vita, pone al centro del processo di valutazione il paziente stesso e ne valorizza il punto di vista, in quanto focalizza l’attenzione sullo studio dell’efficacia percepita dal cittadino e con lui condivisa.
L’intervento sanitario allora ci avvicina all’individuo, il quale diventa vero e proprio capitale umano, affiancabile alle risorse materiali, finanziarie e umane dell’azienda e va con loro a costituire il patrimonio complessivo del sistema.
Ci vogliono il coraggio e la forza di battere una strada diversa perché il paziente cerca nel medico un uomo a cui rivolgersi. Anche a fronte degli sviluppi della medicina e del progresso delle tecnologie applicate, i medici non possono comunque rispondere ad un desiderio di immortalità, devono quindi poter creare con i pazienti un modello di decisioni condivise. L’uso della tecnologia va ridiscusso con il malato, partecipazione e dialogo servono per strutturare ogni singolo trattamento, tenendo presente che non esistono prospettive miracolistiche. È necessario costruire basi culturali diverse per poter cambiare.
Se è vero che con il progresso della medicina è stato possibile differire la morte è anche vero che la medicina oggi ci dà il massimo dell’offerta e il massimo del tradimento.
Il malato fondamentalmente chiede ed esige salute, una ricostruzione della sua integrità, ma spesso non riflette sul fatto che la medicina si sviluppa nel fallimento della cura.
Una grave mancanza della medicina è anche l’assenza di una dimensione pedagogica: il paziente deve sapere di essere insieme al medico il protagonista della gestione e del governo della sua malattia.
Ancora una considerazione dalla quale ci pare non si possa prescindere: il personale sanitario si trova di fronte a due tipi di sfida: la sfida intellettuale del piano diagnostico terapeutico e la sfida emotiva del confronto con la persona sofferente.
Come rispondere? Chissà che il trucco per affrontare questa sfida non sia l’immedesimazione, che non deve essere prodotta dallo sforzo dell’immaginazione perché ognuno di noi ha già vissuto la rabbia di una costrizione, l’angoscia di un non ritorno, la paura dell’abbandono, la pena di un dolore fisico e dello spirito e la malattia non fa altro che riproporre nelle sue purtroppo spesso drammatiche peculiarità queste umane esperienze dalle quali si esce sempre… sempre.
È vero anche con la morte che esorcizziamo, allontaniamo, nascondiamo ai nostri ed agli altrui occhi, e mai pensiamo di dialogare di essa e con essa per trovare una nostra personale via.
Di fronte a certe pagine amare della vita abbiamo due reazioni possibili: tentare di rimuovere oppure percorrere un cammino di accettazione in modo che quegli eventi amari diventino meno alieni e nel tempo possano rivelarsi una risorsa per comprendere meglio se stessi e la vita.
Questo ci ha insegnato Terzani e gli siamo grati dedicando alla sua memoria un Premio Biennale di 50.000 euro (cinquantamila/00 euro) affinché un progetto di cura basato sulla centralità della persona possa avere un tangibile riconoscimento.
I progetti, compilando l’apposita scheda che si trova sul sito, dovranno pervenire dal 15 giugno 2009 al 15 novembre 2009 (ultima scadenza) tramite e-mail.